Messaggerie Scacchistiche

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Indice degli articoli di questo numero della rivista: 

 3Spilimbergo – Lodici primo al fotofinish


di Dario Mione


  7Terrasini – Urbani e Sala campioni italiani U18


di Roberto Messa


13Zagabria – Magnus non perde il vizio


di Adrian Mikhalchishin


19Batumi – Coppa donne, è nata una star


di Dario Mione


26Chennai – Keymer vola nella top ten


27Riyad – Carlsen si aggiudica la e-Sports World Cup


28Tashkent – UzChess Cup, vince Pragg


di Alessio Valsecchi


31Galatina – Semifinale CIA, Favaloro re


di Mauro Barletta


35Esercizi facili e di livello medio


di Roberto Messa


38Soluzioni esercizi facili e di livello medio


39Dibattiti – Gli scacchi classici sono morti?


di Roberto Albanesi


41Didattica – Sacrifici di pedone a lungo termine (2ª p.)


di Andrea Stella


46Didattica – Il ruolo dei pedoni laterali nei finali


di Riccardo Del Dotto


50Roma – Corvi supera i favoriti


51Brevi dall’Italia


52Brevi dal mondo


54Biel – Fedoseev re nel Triathlon


56Freestyle – Aronian eroe di Las Vegas


58Calendario




L’editoriale di apertura di questo numero:












Classico a chi?


Gli scacchi classici sono morti? Se lo chiede provocatoriamente il maestro Roberto Albanesi in un articolo che pubblichiamo a pagina … in cui si indaga anche sull’inadeguatezza della formula che determina le variazioni del punteggio Elo, dato che ormai in tutti i tornei a tempo lungo si deve giocare la fase conclusiva a cadenza rapida, quando vengono concessi 30 secondi di incremento, o blitz quando si dispone di soli 10 secondi per mossa, come avviene in un numero crescente di tornei. Ciò significa che già oggi si gioca a scacchi classici solo all’incirca fino alla 40ª mossa, il che rende i risultati nella fase finale meno correlati al punteggio Elo classico, mentre la velocità di calcolo o di scelta pragmatica della mossa tende a diventare la qualità agonistica predominante. Di conseguenza sono cambiate le priorità nell’allenamento e nella preparazione dei giocatori e non pochi trainer adesso sconsigliano di dedicare tempo allo studio dei finali, se non a quelli basilari (posto che un finale fondamentale per un Elo 2000 è qualcosa di molto diverso rispetto a un 1500, come pure rispetto a un 2500).


Ma ancor di più impressiona l’allontanamento dei grandi maestri di vertice dai tornei e dai campionati del mondo classici, sui quali si è costruita non solo la storia, ma anche il fascino più profondo degli scacchi e la loro popolarità in ogni angolo del pianeta. Il profeta numero uno di questo allontanamento è Magnus Carlsen, che dopo aver rinunciato a difendere il titolo mondiale nel 2023 afferma ora di non avere più interesse nemmeno per i tornei classici, mentre partecipa con entusiasmo alle gare di Freestyle, come sono stati ribattezzati da una società privata gli Scacchi960; un’operazione di marketing che ha messo in allarme la Fide e che potrebbe portare a una nuova scissione, nel caso si arrivi in futuro all’organizzazione di campionati del mondo concorrenti. Insieme ad altri 15 grandi maestri di vertice, Carlsen ai primi di agosto ha partecipato, in Arabia Saudita, alla Esports World Cup, un evento in cui gli scacchi erano solo uno dei vari giochi. Alla fine il numero uno ha manifestato tutto il suo entusiasmo per questa nuova frontiera, dove con un torneo di sole partite lampo on-line (dieci minuti senza incremento) lui e gli altri GM si sono spartiti una borsa di un milione e mezzo di dollari, una cifra equivalente a quella che ci si può aggiudicare con un lungo e faticoso match per il titolo mondiale classico.


Tutto ciò avviene in una galassia lontana anni luce dal nostro mondo, dove i 528 concorrenti di Spilimbergo o i 1258 dei campionati italiani giovanili di Terrasini perseverano nell’impegno e nella passione, maneggiando trentadue pezzi di legno nel gioco che più ci piace.


Roberto Messa






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