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Indice degli articoli di questo numero della rivista:
3 Boario – Lazio Scacchi fa il bis nel CIS Master
di Roberto Messa
10 Brevi dal mondo
11 Austria – Mitropa, Italia regina nel cinquantesimo
di Dario Mione
15 Oslo – Norway Chess, vince Praggnanandhaa
di Ian Rogers
21 Esercizi facili e di livello medio
di Roberto Messa
24 Soluzioni esercizi facili e di livello medio
25 Didattica – Questione di tecnica o di tattica?
di Riccardo Del Dotto
29 Didattica – Quando il cambio non è banale
di Andrea Stella
34 Marostica – Museo internazionale Giovanni Longo
di Roberto Messa
36 Brevi dall’Italia
37 Orosei – Sardegna, ecco l’età dell’Oro
di Dario Mione
42 Montesilvano – Il TSS sfonda il muro dei 2200
44 Albania – Mondiali seniores, doppio argento all’Italia
di Roberto Messa
47 Acqui Terme – Europei senior, Degraeve re
di Dario Mione
49 Malmö – Carlsen torna al “classico”
di Ian Rogers
52 Polonia – Carneade sul tetto d’Europa
di Alessio Valsecchi e Dario Mione
56 Georgia – Europei femminili, la favola ucraina continua
57 Bucarest – Keymer primo al fotofinish
59 Varsavia – Combinata, Niemann davanti a Caruana
di Adrian Mikhalchishin
60 Calendario
L’editoriale di apertura di questo numero:
Il futuro è già qui
C’è un filo conduttore che attraversa molti dei principali eventi raccontati in questo numero di Torre & Cavallo – Scacco!: il futuro degli scacchi non è più una promessa lontana. È già presente.
In pochi mesi l’Ucraina ha conquistato due titoli europei grazie a due adolescenti: il 17enne Roman Dehtiarov, clamoroso vincitore del Campionato Europeo assoluto partendo dal numero 126 del tabellone, e la 15enne Anastasiia Hnatyshyn, capace di imporsi nell’Europeo femminile dopo una straordinaria cavalcata da outsider. Due imprese che raccontano meglio di qualsiasi analisi come le gerarchie tradizionali siano sempre più vulnerabili.
Il fenomeno, del resto, è globale. In Sardegna il 12enne argentino Faustino Oro è diventato grande maestro, entrando nella storia come il secondo più precoce di sempre. A Malmö il 14enne turco Yagiz Kaan Erdogmus ha sfiorato un’impresa memorabile, arrendendosi soltanto all’ultimo turno davanti alla straordinaria capacità di Magnus Carlsen di mettere sotto pressione gli avversari. Ed è proprio il campione norvegese a rappresentare il simbolo di questa fase di transizione: con sempre maggiore frequenza si trova costretto a guardarsi alle spalle. Al Norway Chess, il torneo che più di ogni altro porta il segno della sua epoca, il protagonista è stato il 20enne indiano Praggnanandhaa, mentre l’idolo di casa si è piazzato solo quarto.
Questo non significa che il vecchio mondo sia già tramontato. I big nati negli anni ‘80 e ‘90 continuano a essere protagonisti e l’esperienza resta un’arma formidabile. Ma qualcosa sta cambiando: i giovani arrivano sempre prima, con una preparazione sempre più profonda e con un approccio privo di qualsiasi timore reverenziale.
Anche l’Italia sembra avere intrapreso questa strada. La vittoria nella Mitropa Cup è arrivata grazie alla scelta di affidarsi a una formazione giovanissima, nella quale il campione italiano Luca Moroni, classe 2000, ha assunto il ruolo di punto di riferimento e guida di un gruppo di talenti emergenti.
La storia degli scacchi è fatta di cicli, di campioni che dominano e di nuove generazioni pronte a raccoglierne l’eredità. La differenza, forse, è che raramente questo ricambio è apparso così rapido e così internazionale. Dall’India all’Ucraina, dalla Turchia all’Argentina, fino alle migliaia di ragazzi che ogni anno affollano il Trofeo Scacchi Scuola (quest’anno più di 2.200: un record), una nuova ondata è già arrivata.
I grandi del presente non sono ancora usciti di scena. Ma i campioni del futuro hanno smesso di aspettare il loro turno.
Dario Mione
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