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3Wijk aan Zee – Tata Steel, trionfo indiano
di Ian Rogers
12Tata Steel B – Il caso della stretta di mano negata
di Ian Rogers e Alessio Valsecchi
17New York – Mondiali (veloci) in blue jeans
di Mauro Barletta
23Esercizi facili e di livello medio
di Roberto Messa
26Soluzioni esercizi facili e di livello medio
27Problemi – Miniature in 2, 3 e 4 mosse
28Didattica – Introduzione alla profilassi (1ª parte)
di Jose Luis Vilela
33Campioni che ci lasciano – Robert Hübner
di Riccardo Del Dotto
38Lutto italiano – Addio a Federico Manca
di Roberto Messa
41TCS Reprint – La partita Immortale di Kasparov
44Roma – Torneo giovanile in Campidoglio
45Informatica – Costruire un repertorio con AI Chess
46Brevi dal mondo
47Champions Chess Tour – Carlsen di nuovo a segno
49Germania – Freestyle, Keymer vince in casa
di Dario Mione
53Montecarlo – Europei, Ushenina regina rapid
54Brevi dall’Italia
55Alto Adige – Bolzano, vince il tredicenne Unterweger
56Robecchetto – Nainys lascia solo le briciole
58Brevi dall’Italia
59Calendario
Guerra e pace
Che il rapporto fra Magnus Carlsen e la Fide non fosse sempre rose e fiori era chiaro da prima che il norvegese abdicasse al titolo mondiale classico, ormai due anni or sono. I toni fra le due parti erano però rimasti sempre cordiali, almeno formalmente. La situazione ha iniziato a precipitare lo scorso 27 dicembre, a causa di… un paio di jeans. Il capo di abbigliamento, infatti, era vietato dal dress code del Mondiale rapid, più restrittivo rispetto a quello normalmente in vigore negli eventi Fide, ma nella seconda giornata di gara l’ex campione del mondo non si era cambiato come richiesto dall’arbitro e, di conseguenza, non era stato abbinato per il 9º turno. Aveva quindi deciso di ritirarsi, senza lesinare parole non proprio diplomatiche rivolte alla Federazione: «Sono fuori, fott**evi».
In seguito all’intervento del presidente Arkady Dvorkovich il “jeans-gate” aveva avuto un lieto fine, con il ritorno (e il successo) di Carlsen nel Mondiale blitz. Ma, evidentemente, la miccia non si era spenta del tutto e, alla fine, la bomba è deflagrata a pochi giorni dalla tappa inaugurale del Freestyle Chess Grand Slam 2025, il primo circuito di supertornei di scacchi Fischer-Random, promosso da Carlsen e finanziato dall’uomo d’affari tedesco Jan Henric Buettner. Le precedenti trattative per coinvolgere la Fide nell’iniziativa si erano arenate, ma il Grand Slam aveva comunque conservato la dicitura di “campionato mondiale”. E il 3 febbraio la Federazione aveva fatto la voce grossa, chiedendo senza troppi giri di parole agli organizzatori di toglierla, rivendicando, in breve, di essere l’unica autorità che potesse utilizzarla in quanto organo di governo del mondo degli scacchi. Anche stavolta la questione si è risolta velocemente, con Buettner che si è rassegnato a non utilizzare la dicitura incriminata, ma Carlsen non l’ha presa bene e, dopo aver chiesto le dimissioni di Dvorkovich, ha annunciato che non parteciperà più a eventi ufficiali della Fide, nemmeno ai Mondiali veloci.
La prima tappa del Grande Slam, vinta dal tedesco Vincent Keymer, ha poi avuto un buon riscontro di cyber-pubblico, al di là del fatto che, per i semplici appassionati, gli scacchi tradizionali sembrano avere ancora un maggiore appeal. Quanto a diatribe e polemiche varie, quelle in realtà alla stragrande maggioranza della comunità scacchistica non sono mai interessate. E, forse, tanto Carlsen quanto la Fide dovrebbero tenerne conto e cercare di evitare un inutile e continuo braccio di ferro, che di certo non migliora l’immagine del “nobil gioco”. A meno di non prendere per buono il noto aforisma di Oscar Wilde: “Bene o male, l’importante è che se ne parli”.
Dario Mione
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